Nocciolo, una pianta che ti cambia la vita - Organizzato dai Vivai Roveta
Convegno tecnico divulgativo - Bubbio - Organizzato dai Vivai Roveta. Il nocciolo, una pianta che ti cambia la vita ,utile per il recupero gerbidi e riutilizzabile con il recupero delle biomasse
Per la coltivazione del nocciolo nell'astigiano ci sono ottime possibilità di sviluppo, ma solo se si produrranno nocciole di alta qualità come il mercato richiede. Lo ha ribadito, alla presenza di oltre 200 operatori, nel corso di un convegno tecnico divulgativo svoltosi sabato 21 novembre nell'albergo ristorante “Il Castello” a Bubbio, organizzato dal vivaista Ernesto Roveta con la collaborazione del tecnico Antonio Marino, il prof. Alessandro Roversi, docente all'Università Cattolica di Piacenza, uno dei massimi esperti al mondo del settore. Provocatorio era il titolo del convegno, moderato dal giornalista de La Stampa Oldrago Poggio: «Il nocciolo, una pianta che ti cambia la vita». «Nella scelta del tema da dare all'incontro ho inteso rappresentare la mia storia personale: dopo aver svolto per tanti anni l'attività agricola tradizionale la mia vita è cambiata, penso in meglio, da quando ho iniziato a fare a tempo pieno il vivaista preparando le piantine di nocciolo» afferma soddisfatto Ernesto Roveta, (Vivai Roveta Ernesto) regione Sant'Antonio 77, Bubbio.
Nel suo intervento introduttivo il tecnico Antonio Marino ha ricordato come «L'impianto di noccioli non richieda un costo iniziale molto alto e, se programmato bene, sia in grado di assicurare un ciclo produttivo e remunerativo di almeno 35 anni».
Dopo Marino sono intervenuti Sergio Gallo e Danilo Davi del Servizio Fitosanitario della Regione Piemonte che hanno illustrato gli aspetti produttivi e normativi del vivaismo corilicolo in Piemonte e i tecnici Paolo Prigione e Paolo Lambertini hanno presentato i prodotti consigliati per i trattamenti fitosanitari che la coltivazione richiede.
Ma a catalizzare i presenti è stato il relatore prof. Roversi che nella sua applauditissima relazione ha ricordato come «Il nocciolo sia una pianta che dà buoni risultati economici solo nei terreni vocati: negli altri si buttano via i soldi. Gli imprenditori, quando decidono gli impianti, devono partire sempre dall'analisi del terreno prescelto e se necessario attuare una serie di concimazioni adeguate a creare, prima dell'impianto, le condizioni più idonee per la rapida crescita della barbatella. Le analisi vanno ripetute almeno ogni tre anni per tutta la durata dell'impianto per dare alla pianta quelle sostanze organiche che possono essere venute a mancare. La stessa attenzione va riservata nella individuazione delle barbatelle, i “piantini” che vanno sempre acquistati da vivaisti autorizzati - sono 48 i vivai presenti in Piemonte – e scelti tra quelli certificati per varietà, sani, vigorosi, ben conformati. Vanno messi a dimora preferibilmente in autunno; le piante, inoltre, debbono essere potate sempre all'inizio della primavera e dove è possibile irrigate a goccia».
Nella relazione Roversi, dopo aver smentito ogni connubio fra le piante di nocciolo e i tartufi, ha fatto un accenno all'attuale situazione corilicola mondiale: «Siamo in presenza di un comparto che è poco aiutato dalla ricerca scientifica nelle Università e non gode del sostegno dalla politica agricola della Unione Europea che lo considera un prodotto minore e non lo tutela. Allora assistiamo da una parte alle decisioni del governo turco che eroga contributi per estirpare i noccioleti non altamente produttivi e dall'altra di quelli del Cile e dell'Ucraina che adottano provvedimenti per favorirne massicci impiantamenti: tra poco avremo anche la concorrenza delle nocciole cilene».
Tutto incentrato sulla necessità di smaltire nel pieno rispetto dell'ambiente gli scarti della potatura meccanica e sul suo riutilizzo per la creazione di biomasse è stato l'intervento del dott. Claudio Sonnati, tecnico del CReSO, per il quale: «Occorre valutare bene che da un chilogrammo di scarti di potatura, le “ramaglie” essiccate, si ricava tanta energia come da 250 grammi di petrolio».
Per la Provincia di Asti dove attualmente sono presenti 2.700 ettari di noccioleti dei quali 490 nella Langa Astigiana, è arrivata dalla vice presidente del Consiglio Palmina Penna l'annuncio che tra gli interventi previsti per il 2010 vi sarà il rifinanziamento delle spese sostenute dagli imprenditori agricoli per la messa a dimora di nuovi noccioleti.
Presenti al convegno, il sindaco di Bubbio Fabio Mondo, che ha dato il benvenuto ai convenuti, rimarcando l'importanza per la Langa Astigiana del nocciolo. Il vice sindaco Stefano Reggio, numerosi amministratori dei paesi limitrofi e dell'Astigiano, agricoltori ed operatori del comparto corilicolo.
Da anni nell'Astigiano crescono le aree convertite alla coltivazione del nocciolo; un tempo erano presenti quasi solo in Langa, ma successivamente si sono estese a macchia di leopardo sia nell'Astigiano che in tutto il territorio piemontese. Attualmente sono oltre 10 mila gli ettari coltivati in Piemonte con 140 mila quintali di nocciole raccolte nel 2008, forse qualcosa di meno quest'anno, con i prezzi che annualmente oscillano fino a toccare i 200 euro a quintale. Per gli esperti l'espansione è dovuta a due fattori: il nocciolo è una pianta che si è dimostrata negli anni in grado di garantire agli agricoltori un reddito decoroso; inoltre riesce a rendere ancora produttivi molti terreni non più coltivati a vigneti e seminativi senza la necessità di grandi investimenti.
G.S
Articolo pubblicato sul settimanale L'ANCORA il 29 novembre 2009. -




